Negli ultimi decenni abbiamo imparato a usare sempre più spesso l’acronimo LGBTQIA+, ma non sempre ci soffermiamo davvero sul suo significato profondo, storico e politico. Non si tratta solo di una sigla “moderna” o di una formula linguistica: è il risultato di decenni di lotte, rivendicazioni, invisibilità, resistenze e trasformazioni culturali.

Cosa significa LGBTQIA+

LGBTQIA+ è un acronimo che raccoglie diverse identità legate all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alle caratteristiche sessuali:

  • L – Lesbian (Lesbica): donne che provano attrazione affettiva e/o sessuale verso altre donne.
  • G – Gay: uomini che provano attrazione affettiva e/o sessuale verso altri uomini (ma spesso usato anche come termine ombrello).
  • B – Bisexual (Bisessuale): persone attratte da più di un genere.
  • T – Transgender / Trans*: persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita.
  • Q – Queer / Questioning: persone che rifiutano le categorie rigide o che stanno esplorando la propria identità.
  • I – Intersex (Intersessuali): persone nate con caratteristiche sessuali che non rientrano nelle definizioni binarie di maschio/femmina.
  • A – Asexual / Aromantic / Agender: persone che non provano attrazione sessuale, romantica o non si riconoscono in un genere.
  • +: tutte le altre identità non esplicitamente nominate, come pansexual, non binary, genderfluid, demisexual, two-spirit, ecc.

Il “+” è fondamentale: riconosce che il linguaggio è sempre incompleto rispetto alla complessità delle esperienze umane.

Non è solo un acronimo: è una mappa politica

LGBTQIA+ non è una semplice etichetta identitaria. È una mappa politica e culturale che serve a rendere visibili soggettività storicamente marginalizzate, patologizzate, criminalizzate o silenziate.

Ogni lettera rappresenta una storia diversa di oppressione:

  • la medicalizzazione delle persone trans,
  • la cancellazione delle persone bisessuali,
  • l’invisibilità delle persone asessuali,
  • le mutilazioni non consensuali delle persone intersex,
  • la persecuzione legale e sociale delle persone gay e lesbiche.

Parlare di LGBTQIA+ significa parlare di diritti umani, autodeterminazione, corpi, desideri e libertà.

Perché si inizia con la “L” di Lesbian?

Una delle domande più interessanti – e meno note – riguarda proprio l’ordine delle lettere. Perché LGBT e non, ad esempio, GLBT?

La scelta di iniziare con la L di Lesbian non è casuale, ma profondamente storica e politica.

Durante la crisi dell’HIV/AIDS negli anni ’80, soprattutto negli Stati Uniti, la comunità gay maschile fu devastata dall’epidemia e abbandonata dalle istituzioni. In quel contesto furono molte donne lesbiche a organizzare reti di cura, assistenza sanitaria, supporto psicologico, raccolte fondi, accompagnamento negli ospedali, quando persino le famiglie biologiche spesso rifiutavano le persone malate.

Le lesbiche furono in prima linea:

  • come infermiere volontarie,
  • come attiviste,
  • come caregiver,
  • come organizzatrici politiche.

Mettere la L al primo posto è stato un gesto simbolico di riconoscimento e gratitudine, ma anche un atto politico: significa affermare che le lotte non sono individuali, ma intersezionali e collettive.

In un movimento spesso dominato da voci maschili, inserire la L davanti ha significato anche contrastare il sessismo interno e riconoscere il ruolo fondamentale delle donne lesbiche nella storia del movimento.

LGBTQIA+ come comunità plurale, non identità unica

Un errore frequente è pensare a “la comunità LGBTQIA+” come a un soggetto unico, omogeneo. In realtà si tratta di una costellazione di esperienze molto diverse, che non vivono le stesse discriminazioni nello stesso modo.

Essere una persona lesbica bianca e cisgender non è la stessa cosa che essere una persona trans razzializzata, o una persona intersex povera, o una persona non binary migrante.

Per questo oggi parliamo sempre più di:

  • intersezionalità,
  • privilegi differenziali,
  • alleanze reali.

LGBTQIA+ non è un’identità unica, ma un campo di lotta condiviso contro un sistema che impone eteronormatività, cisnormatività, binarismo di genere e controllo dei corpi.

Dire LGBTQIA+ significa nominare ciò che per secoli non è stato nominabile. Significa rivendicare il diritto di esistere, di raccontarsi, di amarsi, di autodeterminarsi.

E iniziare con la L di Lesbian ci ricorda una cosa fondamentale:
le nostre libertà non nascono mai da sole.
Nascono sempre da qualcunə che, prima di noi, ha scelto di prendersi cura, resistere, esporsi, lottare.

La storia LGBTQIA+ non è solo una storia di identità.
È una storia di corpi politici, solidarietà e memoria collettiva.

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~ Beppe Negavino

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