Quando una minoranza sostiene l’ideologia che l’ha storicamente esclusa
Negli ultimi anni, in Italia e in diversi Paesi europei, è emerso un fenomeno che mette in crisi le categorie tradizionali dell’analisi politica e culturale: persone gay, lesbiche e più in generale LGBTQIA+ che scelgono di identificarsi, sostenere o militare in movimenti di estrema destra .
Un paradosso che interroga profondamente il rapporto tra identità e ideologia.
Come può una soggettività storicamente discriminata riconoscersi nelle formazioni politiche che hanno costruito la propria visione del mondo sull’esclusione, sulla gerarchia e sulla normalizzazione delle differenze?
Non si tratta solo di una contraddizione individuale, ma di un cortocircuito culturale e simbolico , che riguarda il modo in cui il potere riesce a penetrare nelle soggettività fino a trasformare l’identità in uno strumento contro se stessa.
L’eredità storica dell’odio
Le destre radicali europee hanno fondato gran parte della propria identità su concetti come:
- “ordine naturale”
- “famiglia tradizionale”
- “ruoli di genere biologico”
- “virilità nazionale”
Queste categorie affondano le radici nelle ideologie autoritarie del Novecento: fascismo, nazismo, franchismo, clericalismo politico. In questi sistemi, l’omosessualità era definita come:
- degenerazione
- devianza
- malattia morale
- minaccia alla riproduzione della nazione
Il simbolo più noto di questa persecuzione resta il triangolo rosa , cucito sugli abiti delle persone omosessuali deportate nei campi di concentramento nazisti.
Ancora oggi, molte formazioni di estrema destra europee mantengono posizioni apertamente ostili rispetto a:
- matrimonio egualitario
- genitorialità omogenitoriale
- educazione alle differenze
- riconoscimento delle identità trans e non binarie
La matrice ideologica resta invariata:
le soggettività LGBTQIA+ sono percepite come elemento destabilizzante dell’ordine sociale “naturale” .
Il cortocircuito identitario
Eppure, nonostante questo retroterra, esistono persone queer che si riconoscono in quei simboli, in quei partiti, in quelle narrazioni.
Qui si produce un cortocircuito identificatore profondo:
come può una persona appartenere a una minoranza strutturalmente discriminata sostenere un’ideologia che porta ancora impresso il segno di quella discriminazione?
La questione non è morale, ma psico-politica .
Omofobia interiorizzata e normalizzazione della violenza
Una delle chiavi interpretative principali è quella dell’omofobia interiorizzata .
Crescere in una società che:
- stigmatizza le identità non eterosessuali
- le ridicolizza
- le colpevolizza
- le considera “inferiori”
può portare alcune persone a interiorizzare quel giudizio negativo ea cercare legittimazione proprio all’interno del sistema che lo produce.
In questo senso, l’adesione all’ideologia dominante diventa una strategia inconscia di adattamento:
se mi identifico con il potere, forse piccolo di essere percepitə come problema.
Non è integrazione: è assimilazione simbolica .
Il bisogno di appartenenza e protezione
Un altro elemento centrale è il bisogno di appartenenza.
In un contesto segnato da:
- precarietà economica
- crisi identitarie
- isolamento sociale
- frammentazione delle comunità
i movimenti autoritari offrono:
- identità forti
- confini chiari
- nemici riconoscibili
- narrazioni semplici
Per alcune persone LGBTQIA+, soprattutto quelle che hanno vissuto percorsi di marginalità, questi dispositivi possono risultare seducenti, anche a costo di rinnegare parti fondamentali della propria esperienza .
L’estetica della virilità e il desiderio
Un aspetto spesso sottovalutato è quello estetico.
Le destre radicali producono un immaginario basato su:
- corpi maschili forti
- disciplina
- controllo
- uniformità
- gerarchia
Un’estetica che può esercitare un’attrazione anche sul piano erotico, soprattutto in contesti in cui il corpo dominante viene continuamente celebrato come modello di valore.
In questo senso, l’adesione non è solo politica, ma anche simbolica e desiderante .
Il potere non si impone soltanto: si rende desiderabile .
La situazione italiana: un paradosso visibile
L’Italia tra diritti incompleti e retorica reazionaria
In Italia, il paradosso dei gay di estrema destra si inserisce in un contesto già fragile sul piano dei diritti civili.
Il nostro Paese:
- non riconosce il matrimonio egualitario
- non prevede l’adozione piena per coppie dello stesso sesso
- non ha una legge contro l’omotransfobia (il DDL Zan è stato affossato nel 2021)
- mantiene un forte peso della morale cattolica nella sfera pubblica
Allo stesso tempo, le forze politiche di destra e destra radicale costruiscono il proprio consenso su:
- retorica anti-genere
- difesa della “famiglia naturale”
- demonizzazione delle identità trans
- attacchi alla cosiddetta “ideologia LGBT”
Gay e destra in Italia: casi e narrazioni
Negli ultimi anni sono emersi diversi casi di persone gay che si dichiarano simpatizzanti o militanti in partiti come:
- Fratelli d’Italia
- Lega
- gruppi neofascisti minori
In alcuni casi si tratta di figure mediatiche che rivendicano una “omosessualità normale”, compatibile con:
- nazionalismo
- ordine morale
- ruoli di genere tradizionali
Il messaggio implicito è:
“non sono come gli altri, sono un gay rispettabile”.
È una dinamica nota nelle scienze sociali: la distanza dalla propria comunità diventa strumento di legittimazione presso il gruppo dominante.
Una contraddizione strutturalmente insolubile
Il paradosso resta intatto:
le stesse forze politiche sostenute da questi soggetti promuovono politiche che:
- negano diritti
- cancellano visibilità
- produrre stigma
- alimentano violenza simbolica
Il gay di estrema destra difende un sistema che, se applicato fino in fondo, non gli riconoscerebbe alcuno spazio di esistenza legittima .
Non è una contraddizione accidentale, ma strutturale .
Il rischio culturale: quando l’oppressione viene interiorizzata
Questo fenomeno non riguarda solo una minoranza.
Rappresenta un rischio culturale profondo:
quando l’ideologia dell’esclusione viene interiorizzata anche da chi ne è bersaglio, la violenza non ha più bisogno di essere impostata dall’esterno.
Diventa:
- normalità
- senso comune
- identità
È la forma più sofisticata del dominio:
quella che trasforma la vittima in complice simbolico del sistema che la emargina .
Le persone LGBTQIA+ che aderiscono a ideologie di estrema destra incarnano una delle contraddizioni più radicali del nostro tempo:
sostenere un sistema che, se coerente con se stesso, non riconoscerebbe loro alcuna legittimità ontologica.
Non è solo una scelta individuale.
È un sintomo culturale.
Un segnale di quanto le ideologie autoritarie riescano ancora a penetrare nelle soggettività, fino a trasformare l’identità in uno strumento contro se stessa .
Fonti e riferimenti
- Michael Warner, Il problema della normalità: sesso, politica ed etica della vita queer , Harvard University Press, 1999.
- Didier Eribon, Ritorno a Reims , Feltrinelli, 2010.
- Sara Garbagnoli, L’ideologia del genere , Ombre Corte, 2016.
- Richard Grusin, Politica identitaria radicale , Minnesota Press, 2015.
- ISTAT, Discriminazioni e violenze contro le persone LGBT+ in Italia , 2022.
- ILGA-Europe, Revisione annuale della situazione dei diritti umani delle persone LGBTI in Europa , 2023.
- Lorenzo Bernini, Le teorie queer , Mimesis, 2017.
- Judith Butler, Corpi che contano , Feltrinelli.

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