Negli ultimi anni una parte dell’informazione italiana ha sviluppato un racconto ricorrente sulle persone transgender e sulle persone di genere non conforme, con un’attenzione particolare ai e alle minorenni. Questo racconto presenta caratteristiche ormai riconoscibili: linguaggio emergenziale, immagini simboliche che richiamano l’infanzia, insistenza sull’irreversibilità e sul pentimento, assenza delle voci direttamente coinvolte.

L’inchiesta di Panorama sui cosiddetti “baby trans”, riproposta ciclicamente sulle copertine del settimanale nel 2018, 2021, 2024 e 2026, si inserisce pienamente in questo schema. Non si tratta di una semplice indagine critica, ma della reiterazione di una narrazione costruita , che tende a produrre allarme sociale piuttosto che comprensione.

Un racconto che esclude le persone coinvolte

Uno degli aspetti più problematici dell’inchiesta è l’assenza delle persone transgender, dei e delle minorenni e delle loro famiglie come soggettività attive del racconto. I percorsi di affermazione di genere vengono descritti prevalentemente dall’esterno, attraverso opinioni selezionate e generalizzazioni, senza dare spazio a chi quei percorsi li vive o li accompagna quotidianamente: professionistə della salute, operatoreə dei servizi pubblici, associazioni e reti di supporto.

Questa esclusione produce un effetto preciso: cancella la pluralità delle esperienze e restituisce un’immagine uniforme, in cui cioè le minorenni transgender vengono rappresentatə come persone confuse, influenzabili o destinate al rimpianto.

Il panico morale come dispositivo narrativo

A questo meccanismo ha fatto riferimento Christian Leonardo Cristalli, responsabile nazionale delle politiche trans* di Arcigay, in un intervento riportato da Gay.it . Cristalli parla esplicitamente di panico morale , un dispositivo comunicativo che trasforma un gruppo sociale minoritario in una presunta minaccia, utilizzando titoli, immagini e parole capaci di suscitare paura e reazioni emotive.

L’espressione “baby trans”, utilizzata in copertina, è un esempio emblematico: infantilizza un gruppo sociale, nega la complessità dei percorsi individuali e suggerisce implicitamente l’assenza di limiti e tutele, orientando la lettura prima ancora dell’accesso ai contenuti.

Assolutismi privi di contestualizzazione

Nel testo di Panorama ricorrono formulazioni assolutizzanti come “percorso senza ritorno” o “decisione irreversibile”, presentate come dati acquisiti senza il supporto di fonti scientifiche verificabili. Queste affermazioni ignorano che le principali istituzioni sanitarie internazionali descrivono i percorsi per minorenni come graduali, attentamente monitorati e reversibili nelle prime fasi , sulla base su valutazioni multidisciplinari e su un costante confronto con le persone coinvolte e le loro famiglie.

La trasformazione di questioni complesse e dibattute in certezze indiscutibili è una forma di semplificazione che contribuisce alla disinformazione.

Minorenni, salute e responsabilità comunicativa

Quando l’informazione affronta temi che intrecciano salute, autodeterminazione e tutela dei e dei minori, la responsabilità comunicativa è particolarmente elevata. Associare in modo ricorrente l’esperienza transgender a sofferenza psichica, instabilità o devianza politica produce una rappresentazione stigmatizzante che incide sulla dignità delle persone coinvolte.

Non si tratta di limitare la libertà di critica giornalistica, ma di ricordare che la libertà di informazione implica anche accuratezza, pluralità di voci e rispetto delle norme deontologiche , soprattutto quando si parla di soggettività vulnerabilizzate dal discorso pubblico.

Una narrazione che si ripete nel tempo

L’inchiesta del 2026 non è un episodio isolato. Già nel numero di Panorama del luglio 2021, intitolato “I pentiti del cambio di sesso” , emergono elementi analoghi: centralità del pentimento, generalizzazione di singoli casi, riduzione delle esperienze transgender a un problema. La reiterazione di questo schema rafforza l’idea di una costruzione narrativa sistematica, più che di un’analisi volta a comprendere la realtà.

Raccontare la complessità, non il pericolo

Il modo in cui i media raccontano le persone transgender eie le minorenni non è mai neutrale. È una scelta culturale, sociale e politica. Ridurre una realtà complessa a una narrazione di pericolo che ostacola la comprensione e contribuisce a consolidare stigma e pazienza.

Un dibattito pubblico responsabile richiede invece linguaggi rispettosi, attenzione ai contesti, ascolto delle persone direttamente coinvolte e riconoscimento della pluralità delle esperienze.


Cosa dicono davvero le norme e le fonti istituzionali

“Percorso senza ritorno” – FUORVIANTE
Le principali linee guida internazionali indicano che i blocchi della pubertà hanno effetti reversibili nella loro funzione principale, ossia la sospensione temporanea dello sviluppo puberale.

“Decisione irreversibile” – NON SUPPORTATO DA FONTI
I percorsi di affermazione di genere per minorenni sono graduali, personalizzati e basati su valutazioni multidisciplinari. Non esiste alcun automatismo irreversibile nelle fasi iniziali.

“Nessuna prova di benefici sulla salute mentale” – AFFERMAZIONE PARZIALE
Studi e revisioni scientifiche mostrano una correlazione tra accesso a percorsi di affermazione di genere e miglioramento del benessere psicologico, pur nel rispetto della complessità metodologica.

Associazione tra identità transgender e patologia mentale – SMENTITA
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’incongruenza di genere dall’elenco dei disturbi mentali (ICD-11).

Uso di contesti esteri per descrivere la realtà italiana – FUORVIANTE
Decisioni adottate in altri Paesi non sono automaticamente trasferibili al contesto italiano, regolato dal Servizio Sanitario Nazionale e da protocolli specifici.

Riferimenti normativi
– Testo unico dei doveri del giornalista (artt. 2, 5, 8)
– Carta di Trieste (informazione scientifica e sanitaria)
– Carta di Roma (tutela dei soggetti vulnerabili)

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~ Beppe Negavino

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