Ci sono giornate che non si misurano con i numeri, ma con le emozioni che riescono a lasciare. Il primo Pride di Avigliana, il Valsusa Pride, è una di queste.

Mentre scrivo, la manifestazione è ancora in corso. Il corteo ha attraversato le vie della città con circa duecento partecipanti. Un numero che potrebbe sembrare piccolo se confrontato con le decine di migliaia di persone che soltanto qualche settimana fa hanno colorato il Torino Pride. Eppure sarebbe un errore fermarsi ai numeri.

Perché oggi ad Avigliana è successo qualcosa di importante.

È nato il primo Pride della Val di Susa. È nato in un territorio che fino a oggi non aveva mai avuto una manifestazione di questo tipo. È nato grazie al coraggio di persone che hanno deciso di dire che anche qui esistono persone LGBTQIA+, che anche qui ci sono giovani che vogliono vivere liberamente la propria identità, senza doverla nascondere, senza dover pensare che l’unico modo per essere sé stessi sia lasciare il proprio paese.

L’atmosfera che si respirava lungo il percorso era quella autentica dei Pride. Sorrisi, bandiere arcobaleno, abbracci, musica, emozione. Non servono migliaia di persone per creare quella magia che da sempre accompagna le manifestazioni dell’orgoglio. Bastano persone che credono davvero nel significato di quella parola, orgoglio.

E oggi quell’orgoglio si è visto.

Una delle immagini più belle della giornata è stata senza dubbio la presenza massiccia di ragazze e ragazzi. Giovani che hanno scelto di esserci, di metterci il volto, di rivendicare il diritto di crescere in una valle nella quale non debbano più sentirsi invisibili.

Sono loro il messaggio più forte di questo Pride.

Per troppo tempo si è pensato che le battaglie per i diritti appartenessero soltanto alle grandi città. Avigliana dimostra il contrario. Dimostra che il bisogno di libertà non ha un codice postale. Che anche nei territori più piccoli esiste una comunità viva, consapevole e pronta a costruire spazi di inclusione.

Molto significativa anche la presenza di Famiglie Arcobaleno, che ancora una volta ha scelto di sostenere una manifestazione nascente con la propria partecipazione. La loro presenza rappresenta molto più di un simbolo. Racconta, con semplicità e naturalezza, che esistono famiglie diverse, famiglie che ogni giorno vivono, educano, amano e chiedono semplicemente pari dignità e pari diritti. La loro partecipazione conferma quanto sia importante fare rete tra le realtà che ogni giorno lavorano per una società più inclusiva.

Il Pride non è soltanto una festa. È memoria, è rivendicazione, è comunità. È il luogo nel quale chi per anni si è sentito solo scopre di non esserlo più. È il momento in cui una valle, una città o un quartiere decidono di dire pubblicamente che nessuno deve vergognarsi di ciò che è.

La manifestazione si concluderà questa sera con lo spettacolo Mostri e Fiere della compagnia Filo Sottile, un appuntamento che promette di chiudere una giornata già ricca di significati attraverso il linguaggio dell’arte e del teatro.

A tutti coloro che hanno reso possibile questo primo Valsusa Pride va il nostro grazie più sincero.

Organizzare una prima edizione non è mai semplice. Richiede tempo, coraggio, capacità di costruire relazioni e, soprattutto, la convinzione che ciò che si sta facendo sia necessario. Gli organizzatori hanno dimostrato tutto questo, regalando alla Val di Susa una giornata destinata a entrare nella sua storia civile.

I Pride nascono così. Con poche persone che decidono di fare il primo passo. Poi diventano tradizioni, appuntamenti attesi, patrimoni collettivi.

Siamo convinti che quello di oggi sia soltanto l’inizio.

Da oggi anche la Val di Susa ha il suo Pride. E questa è una bellissima notizia.

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~ Beppe Negavino

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